Ti è mai capitato di avviare un progetto di costruzione o di un’infrastruttura trovandoti poi a gestire una mole di informazioni disparate, spesso incoerenti, tra le diverse fasi? È una criticità comune nel settore, che la metodologia BIM, e in particolare l’approccio definito dalla PAS 1192, ha cercato di risolvere.
Questa specifica tecnica britannica, ora evoluta nella serie ISO 19650, ha gettato le basi per una vera gestione del ciclo di vita del progetto, ben oltre la semplice modellazione 3D. Non si tratta solo di rappresentare graficamente un edificio, ma di creare un modello informativo dinamico, utilizzabile dalla progettazione preliminare alla dismissione, integrando dati e processi in modo coerente.
Perché la PAS 1192 è stata una svolta per la digitalizzazione edilizia
Prima dell’introduzione della PAS 1192 nel 2013, la frammentazione informativa era la norma nei progetti di ingegneria delle costruzioni. Ogni attore coinvolto – architetti, ingegneri strutturisti, impiantisti, imprese – produceva i propri dati in formati diversi, spesso incompatibili, rendendo complessa la collaborazione e aumentando il rischio di errori e ritardi.
La PAS 1192 ha introdotto un framework chiaro per la gestione delle informazioni, definendo livelli di maturità BIM e stabilendo requisiti specifici per lo scambio dati e la collaborazione. Ha rappresentato una pietra miliare per la digitalizzazione edilizia, proponendo un approccio strutturato che ha influenzato direttamente le normative internazionali successive, inclusa la serie ISO 19650. Questo modello ha permesso, per esempio, di standardizzare i Common Data Environment (CDE), luoghi digitali centralizzati dove tutte le informazioni del progetto vengono raccolte e gestite.
I pilastri della PAS 1192 per l’efficienza dei progetti
La PAS 1192 ha articolato la gestione del ciclo di vita attraverso concetti chiave che mirano a ottimizzare ogni fase del progetto. Il primo è il Common Data Environment (CDE), un repository digitale centrale che garantisce un flusso di informazioni controllato e accessibile a tutti gli stakeholder. Immagina un unico punto dove ogni disegno, specifica, calcolo e documento è condiviso e versionato in modo univoco.
Un altro aspetto cruciale è la definizione dei livelli di maturità BIM, che vanno dal Livello 0 (disegni 2D tradizionali) al Livello 3 (integrazione completa di tutti i dati del ciclo di vita in un ambiente collaborativo). Questi livelli hanno fornito un percorso chiaro per l’adozione progressiva del BIM. La PAS 1192 ha anche introdotto ruoli e responsabilità specifiche all’interno del processo BIM, come il “BIM Manager” o il “Information Manager”, figure che noi, come operatori del settore, abbiamo visto diventare indispensabili per la corretta implementazione. Questi elementi hanno contribuito a rendere la normativa BIM più concreta e applicabile.
Dalla PAS 1192 alla ISO 19650: l’evoluzione della normativa BIM
Con il suo successo, la PAS 1192 è diventata la base per gli standard internazionali ISO 19650. Questa serie di norme (ISO 19650-1, ISO 19650-2, ecc.) ha esteso e formalizzato i principi della PAS, fornendo un riferimento globale per la gestione delle informazioni nel settore delle costruzioni. Mentre la PAS 1192 era una “specifica disponibile pubblicamente” (Publicly Available Specification) britannica, la ISO 19650 è una normativa BIM riconosciuta a livello mondiale, essenziale per chi opera in contesti internazionali.
Per gli ingegneri italiani, conoscere queste differenze e continuità è fondamentale, perché la capacità di applicare standard globali si traduce in maggiore competitività sul mercato del lavoro. Molte aziende, infatti, cercano professionisti aggiornati su queste tematiche, e su piattaforme come la nostra abbiamo notato un’attenzione crescente verso competenze certificate in ambito BIM e ISO.
La gestione del ciclo di vita: un vantaggio competitivo per l’ingegneria
Adottare i principi della PAS 1192 e della ISO 19650 significa abbracciare una visione olistica della gestione del ciclo di vita. Questo approccio non si limita alla fase di progettazione e costruzione, ma si estende all’intera vita utile dell’asset, includendo la manutenzione, l’esercizio, la riqualificazione e persino la dismissione. Pensiamo ai benefici per un facility manager che, grazie a un modello BIM arricchito di dati, può sapere esattamente quando è prevista la manutenzione di un componente, quali sono le sue specifiche tecniche o dove reperire i pezzi di ricambio.
Questa tracciabilità e disponibilità informativa riduce i costi operativi, ottimizza la gestione degli impianti e aumenta la sostenibilità complessiva del patrimonio costruito. Per un’azienda di ingegneria delle costruzioni, questo si traduce in offerte più competitive e una migliore gestione del rischio.
Implementare il BIM e i suoi standard: le sfide per i professionisti e le aziende
L’adozione degli standard BIM, in particolare la normativa BIM ISO 19650, non è priva di sfide. Richiede investimenti in software, formazione del personale e un cambiamento culturale significativo all’interno delle organizzazioni. Spesso ci è capitato, parlando con clienti, di notare una certa resistenza iniziale dovuta alla percezione di complessità del processo. Tuttavia, le aziende che hanno intrapreso questo percorso, anche con l’aiuto di figure professionali esterne o con l’assunzione di specialisti dedicati, hanno riscontrato miglioramenti tangibili nell’efficienza e nella qualità dei progetti.
Per i professionisti, significa aggiornare le proprie competenze, non solo sugli strumenti di modellazione, ma anche sulla gestione dei flussi informativi e sulle dinamiche collaborative che il BIM impone. Il mercato chiede sempre più ingegneri non solo capaci di progettare, ma anche di governare il processo informativo. Molti dei profili più richiesti nel settore della digitalizzazione edilizia combinano una solida base ingegneristica con competenze specifiche nella gestione e coordinamento BIM.
Costruire il futuro: la BIM per la gestione del ciclo di vita
La PAS 1192 ha aperto la strada e la ISO 19650 ha consolidato la visione di una gestione del ciclo di vita integrata come standard globale. Per ingegneri e aziende, non è più una questione di scegliere se adottare il BIM, ma come implementarlo al meglio per sfruttarne appieno il potenziale. L’evoluzione dell’ingegneria costruzioni punta sempre più verso processi collaborativi, trasparenti e data-driven. Investire in queste competenze e tecnologie significa garantire la propria rilevanza in un mercato in continua trasformazione.



